GIORGIO RIGHI, DAL MOTOCROSS ALL'E-ENDURO A CACCIA DI ADRENALINA

Giorgio Righi non ha mai amato gli sport “convenzionali”. Da adolescente, mentre i suoi coetanei emulavano gli assi del calcio, lui già scorrazzava nella campagna cesenate su una motocross. Skateboard, motocross e surf sono stati gli sport che lo hanno accompagnato in gioventù, con la moto in posizione dominante sugli altri. Fra i dossi Giorgio ci sapeva fare, finché s’è infortunato ad un ginocchio e ha dovuto mollare sia la moto, sia il surf. E’ stato così che è salito in bici, con ruote rigorosamente dentate, ovvio.
Per lui si è aperto un orizzonte completamente nuovo, quello della fatica. Non che in una gara di motocross non se ne faccia, ma arrampicarsi a pedali su una montagna è chiaramente un’altra cosa.
Alla fine la mtb l’ha fatto innamorare, anche se le sue doti di guida sono sempre rimaste il suo punto di forza. Come quando, da neofita assoluto del down hill, si gettò in una mischia di mille pazzi in picchiata lungo un ghiacciaio e arrivò nei primi cinquanta.
Dopo un decennio di mtb muscolare, tre anni fa l’anima del motocrossista è riaffiorata in sella a una enduro elettrica. Oggi Giorgio Righi è uno degli esponenti dell’avanguardia di agonisti dell’ e-enduro, impegnato con il team Olympia Bad School nel circuito italiano E-Enduro (sei tappe) e in prove internazionali riconosciute dall’Uci. Per cimentarsi in quello che è definito l’anno zero di questa nuova disciplina sportiva ha scelto Hammer, la punta d diamante delle elettriche di Cicli Olympia.
L’enduro elettrico prevede gare fra i 40 re i 50 chilometri, dislivelli attorno ai 1.500 metri. Rispetto alla mtb è un altro modo di pedalare, in definitiva un altro sport. “Credo che in queste gare sia favorito che proviene dal motocross – afferma Righi -, ho visto fior di atleti del cross country prendere sonore batoste sulle e-mtb. Qui il motore conta molto e le bici sono più pesanti, il modo di guidare cambia. Si fa molta fatica, ma è uno sforzo muscolare diverso”.
Da esperto motocrossista, ha scelto con cura la sua e-bike: “Mi trovo bene con Hammer perché ha una geometria molto moderna, un interasse lungo e l’avantreno basso, quindi molta stabilità nel veloce. Trovo perfetta l’escursione da 180 mm dell’ammortizzatore, in discesa svolge bene il suo lavoro e non va a scapito della pedalabilità: quando scatti è come se avessi sotto un 140. Inoltre trovo una caratteristica vincente poter scegliere fra le ruote da 27,5 e da 29”.
Un testimonial così abile ed esperto è indubbiamente una risorsa determinante per il reparto Ricerca e Sviluppo di Olympia, che ha trovato una preziosa fonte di “dritte” con cui perfezionare i propri prodotti.
“Siamo di fronte ad un movimento sportivo che sta nascendo e che ha grandi prospettive davanti a sé – aggiunge Giorgio Righi -. Non so se in futuro ci avvicineremo sempre di più alle moto oppure no, di sicuro io sulla mia Hammer mi sto divertendo un mondo”.
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